La lotta al gioco d’azzardo continua, Di Maio: “Reddito di cittadinanza non per il gioco!”

Il reddito di cittadinanza è la manovra che la maggior parte degli elettori attende con più trepidazione. Se non altro perché rappresenta il vero e proprio cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle dal giorno X, dal primo Vaffa-Day di Beppe Grillo, ormai lontano ma sempre attuale. I grillini, oggi guidati da Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, hanno sempre più con forza ribadito la necessità di introdurre un sussidio che, in realtà, esiste in forme e modi diversi in gran parte dei paesi europei. Arriverà in Italia, ed è una svolta storica questa, oltre ad essere una vittoria della propaganda penta stellata, che ha mantenuto, al di là dei modi e dei tempi, una promessa per i suoi elettori. Eppure tra gli stessi vige la più alta incertezza, perché molti ancora non hanno chiaro in mente il senso del sussidio, altri invece non ne conoscono a fondo la regolamentazione. Proviamo a far chiarezza, rifacendoci anche alle dichiarazioni delle ultime settimane dello stesso Di Maio.

Il sussidio, o reddito di cittadinanza, che dir si voglia, per cosa non può essere utilizzato? A detta del Ministro solo ed esclusivamente per il gioco d’azzardo, l’altro grande nemico delle misure adottate finora dal governo giallo-verde, in particolare con la messa in vigore del Decreto Dignità che, se nella pratica rischia di violare i concetti di libertà di mercato e di libera circolazione del mercato, dall’altro si promette nelle intenzioni di combattere a briglie sciolte il gioco d’azzardo non regolamentato e spesso causa di fenomeni di ludopatia. Il reddito di cittadinanza, comunque vittima di facili ironie, non è uno strumento idoneo per gli appassionati di gaming.

Il Ministro è stato quanto mai chiaro, spiegando la necessità di un decreto che è un mezzo per contrastare la povertà e le piaghe sociali. Bandite, dai fini della misura, le spese immorali. Di qualsiasi tipo, ma in particolare quelle che invitano all’eccesso ingiustificato, alla spesa folle, allo spendere spasmodico e senza parsimonia. Ma lo stesso Di Maio, tra i tanti problemi che affliggono l’Italia, non è riuscito a trovare altri esempi e si è focalizzato esclusivamente sul mondo del gioco, un settore battuto e percosso, variamente penalizzato (non soltanto da questo governo, n.d.r) e il cui mercato, in Italia, rischia di subire un impasse senza precedenti. Il gioco d’azzardo, per Di Maio, è una piaga sociale. E forse lo è. Ma forse in misura eccessiva: “C’è ancora tanto da fare, oltre al Decreto Dignità – ha sottolineato alla stampa il Ministro – ma ora dobbiamo ancora togliere le sale slot dai pressi delle scuole, i parchi giochi, riducendone il numero, facendo una serie di cose. Non si può spendere il reddito di cittadinanza al gioco d’azzardo, al poker online. Questo per me non è giusto. Non voglio togliere nessun altro diritto alle persone di poter spendere i soldi e tantomeno mi riferivo ad altro”. Chiaro, perentorio, senza possibilità di replica. Il vero problema, in questo caso, per un Decreto che crea squilibri e falsifica la libera concorrenza ma che, soprattutto, lo ripetiamo, rischia di creare un buco nero che può diventare un clamoroso boomerang, per una delle industrie più produttive per il mercato italiano.

Federico Cocco

Ho studiato storia, giornalismo e lingue straniere. Lavoro per diverse testate e collaboro con Il Mattino. Ho scritto per l’Ansa e il Corriere del Mezzogiorno. Politica, economia sono le mie passioni. Questo è il mio blo personale.

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