Relazione conclusiva Commissione Antimafia: bisogna intervenire su giochi e scommesse

La relazione conclusiva della commissione Antimafia, illustrata in Senato in questi giorni, mette in evidenza i risultati ottenuti in merito al settore dei giochi e i fronti su cui bisogna intervenire.

La relazione si è posta l’obiettivo di conoscere meglio le mafie oggi, indagare sul metodo mafioso, verificare gli strumenti di cui disponiamo per combatterle e avanzare proposte“, ha chiosato Rosy Bindi durante la presentazione della relazione conclusiva dell’attività della Commissione Antimafia, nella quale si parla anche di giochi e di scommesse.

Le mafie non guardano in faccia a nessuno. Non risparmiano il calcio e il gioco e non sono un mondo a parte. La nostra specializzazione deve diventare un patrimonio di tutti“, ha aggiunto.

L’Analisi

Le mafie e il loro interesse verso il settore dei giochi.

Nella parte preliminare, la relazione evidenzia che il consolidamento del potere delle mafie si situa proprio nei mercati e che tra le nuove attività su cui concentrano il loro interesse rientrano la grande distribuzione commerciale, i settori dei rifiuti, delle energie rinnovabili, del turismo, delle scommesse e sale gioco, dei servizi sociali e dell’accoglienza dei migranti.

Sottolinea che le imprese mafiose investono ormai in qualsiasi settore e che il loro inserimento nelle truffe relative a finanziamenti ed erogazioni pubbliche, nel contrabbando di gasolio e di altri olii minerali, nei giochi e nelle scommesse illegali, appare sempre più solido.

Mafie nel circuito del gioco lecito e illecito

Secondo quanto emerge dall’attività svolta dal comitato Gioco e Legalità guidato dal senatore Stefano Vaccari, la relazione evidenzia come il comparto del gioco, (scommesse e gestione delle slot machine, scommesse sportive online, fenomeno del match fixing), rivesta un grandissimo interesse per la criminalità di stampo mafioso sia per riciclare ingenti capitali illeciti sia per i sostanziosi guadagni che può garantire.

Sia gli interventi normativi che l’impegno delle forze dell’ordine, si sono rivelati importanti ma marginali, in quanto quello dei giochi è un settore con aree di opacità che consentono alle organizzazioni criminali un facile inserimento e la realizzazione di cospicui guadagni, rappresentando in questo modo una valida alternativa ad attività altrettanto lucrose, quale ad esempio il traffico di stupefacenti, con un rischio molto più contenuto sotto il profilo dei controlli.

L’accertamento delle condotte illegali si rivela complesso e le conseguenze giudiziarie piuttosto contenute. L’attuale sistema sanzionatorio, inoltre, non prevede pene elevate per il reato di gioco illecito, non permette l’utilizzo di più efficaci sistemi di indagine, come le intercettazioni, ed è presto destinato alla prescrizione.

Mafie e gioco legale

Gli interessi mafiosi, riporta la relazione, si estendono anche al gioco legale, il quale, nonostante sia gestito da privati attraverso il sistema delle concessioni, è pur sempre esercitato in nome dello Stato. Da diverse indagini è emerso che le organizzazioni criminali hanno operato enormi investimenti in questo comparto, acquisendo ed intestando a prestanomi sale deputate al gioco, o inserendo propri uomini negli organigrammi delle compagini societarie di gestione degli esercizi deputati al gioco. Le interferenze mafiose lambiscono anche le stesse società concessionarie, con risvolti inquietanti sulla capacità di condizionare a proprio favore la stessa attività legislativa, come hanno rivelato le indagini della Procura di Roma sul gruppo “Atlantis-Bplus Gioco Legale”.

L’elevato tasso di irregolarità amministrativa, inoltre, dimostra che l’ambiente del gaming di Stato risulta ancora permeabile e vulnerabile all’illegalità. Il giro di vite dei punti gioco sul territorio e il numero elevato di apparecchi (circa 300mila) non agevola i controlli.

Rapporto mafia e calcio

Guardando all’attività portata avanti dal comitato Mafia e calcio, il cui coordinatore è il deputato del Pd Marco Di Lello, la relazione sottolinea l’esistenza di preoccupanti forme di contaminazione mafiosa del mondo dello sport e in particolare del calcio italiano che non possono essere sottovalutate. Secondo la commissione urge perciò regolare in maniera più restrittiva il sistema delle scommesse legali prevedendo un divieto assoluto per le partite dei campionati dilettantistici, particolarmente vulnerabili e più esposti al fenomeno del match fixing, senza escludere un allineamento della tassazione delle scommesse ai livelli delle altre operazioni commerciali.

Le proposte

Al fine di porre un freno al fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel settore dei giochi, la commissione propone di rafforzare le barriere all’ingresso del sistema pubblico dei giochi, in modo da chiudere possibili varchi alla criminalità organizzata e ai loro prestanome.

La relazione evidenzia che i requisiti previsti per la partecipazione a gare o a procedure ad evidenza pubblica in materia di giochi e scommesse, così come quelli per il rilascio e il mantenimento di concessioni, presentano gravi lacune, sulle quali bisogna intervenire. Queste infatti, non prevedono nell’ambito dei delitti ostativi i reati contro la pubblica amministrazione, i tipici reati connessi in occasioni di gare d’appalto, i delitti di terrorismo interno e internazionale e le fattispecie più gravi di reati in materia fiscale.

Bisogna estendere l’applicazione della normativa antimafia a tutti gli attori della filiera: concessionari delle reti online di raccolta di gioco, gestori di apparecchi o terzi incaricati, produttori o di importatori di apparecchi di gioco. Infine, è necessario uniformare la tempistica delle gare delle concessioni, troppo spesso bandite nell’imminenza della scadenza della concessione con provvedimenti spot.

Occorre pensare ad una riforma complessiva e organica del settore, in crescita costante, attraverso l’emanazione di un testo unico, che ponga le premesse per un nuovo modello di governance della vigilanza nel settore dei giochi e delle scommesse, basato anche sulla centralizzazione di qualunque dato o informazione giudiziaria riguardante il gioco d’azzardo e l’infiltrazione criminale nel gioco legale.

Federico Cocco

Ho studiato storia, giornalismo e lingue straniere. Lavoro per diverse testate e collaboro con Il Mattino. Ho scritto per l’Ansa e il Corriere del Mezzogiorno. Politica, economia sono le mie passioni. Questo è il mio blo personale.

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