Stati Uniti ed Australia e il rapporto di amore-odio con il Gambling

Stati Uniti ed Australia sono considerate due delle maggiori “patrie” del gioco d’azzardo. Il loro rapporto con il gambling, però, è tutt’altro che lineare. I due governi, infatti cercano un equilibrio difficile da trovare tra opulenza e legalità.

Gli Stati Uniti hanno sempre avuto un rapporto controverso verso il gioco d’azzardo. Il gambling in America ha, quindi, due facce. I casinò sono visti come centri di potere, ma anche come luoghi dove si annida l’illegalità e si scende a compromessi per mantenere un certo standard.

Il governo americano ha usato il gioco d’azzardo per uscire dal periodo della Grande Depressione degli anni trenta, ma, lo sviluppo del gioco illegale, ha creato non pochi problemi all’immagine degli Stati Uniti. A tutt’oggi, il gambling viene visto, da una parte , come fonte di opulenza, dall’altra come “mondo occulto” dove riciclare soldi ed evadere il fisco.

Gli ultimi divieti del governo riguardanti il gioco d’azzardo online, per esempio, hanno permesso ad  alcuni ad alcuni operatori con server fuori dal territorio americano di arricchirsi senza praticamente pagare le tasse allo stato americano.  Tutto questo è stato ben rappresentato dal telefilm “Las Vegas”, serie prodotto dal NBC dal 2004 al 2008 in cui venivano rappresentati vizi e virtù di alcuni personaggi che si muovevano all’interno dell’immaginario “Montecito Resort & Casinò di Las Vegas”. Qui, al mondo dorato del gioco d’azzardo, fanno da contraltare trame e “magheggi” politici, oltre ad infiltrazioni mafiose.

Il governo federale da una parte cerca di contrastare l’incredibile sviluppo di casinò terrestri e online, ma, dall’altro, cerca di mantenere lo status di nazione con il maggior numero di casinò legali del mondo e aree legate al gioco d’azzardo.

Diversa la situazione in Australia che rappresenta il mercato del gioco d’azzardo più potente nell’emisfero meridionale. Il gambling viene giudicato “alla moda” e la concorrenza tra i vari casinò viene visto come veicolo promozionale del Paese. Sul territorio australiano esistono tre grandi sale da gioco e quindi minori, accuratamente selezionate da una Commissione Speciale. La tassazione dei casinò australiani è rigorosamente controllata. Tutto viene monitorato grazie  all’aiuto di funzionari speciali, che insieme ai dipendenti dei casinò partecipano al calcolo delle entrate e destinano un pagamento fisso alle tasse dello Stato.

Se il “gambling terrestre” è visto come fonte di ricchezza e pubblicitaria, diverso è il caso di quello online. Esistono particolari restrizioni per sale da poker, roulette e slot machine presenti in rete, che spingono i consumatori, in particolar modo i giovani, a cercare alternative sul mercato estero. Secondo gli ultimi dati,  in Australia si giocherebbe in maniera irregolare attraverso i circa 2500 siti web illegali di tutto il mondo. Questo ha spinto il governo a varare misure sempre più restrittive verso gli operatori online che operano oltre confine. Si pensa all’istituzione di un registro nazionale di auto-esclusione dei giocatori, in base al quale tutti i bookmaker online potranno riconoscere i giocatori da non accettare nelle proprie stanze virtuali.  Impresa molto ardua da mettere in pratica al momento.

Steve Wynn ha aperto il casinò più costoso di Macao

Il magnate del gioco d’azzardo ha investito  4.200 milioni di dollari in un casinò di Macao. Steve Wynn è convinto che può contribuire a superare la situazione di stallo dei ricavi nell’unica parte della Cina dove il gioco d’azzardo è legale contribuendo ad attrarre più turisti in città.

Steve Wynn passeggia per il casinò faraonico, che ha recentemente inaugurato a Macao, insieme alla moglie Andrea e ai suoi due pastori tedeschi. Perlustra tutto: le camere lussuose, le costose opere d’arte, i ristoranti, il Performance Lake, il lago di otto acri con fontane e giochi d’acqua. Il miliardario americano ironizza affermando che c’erano  “30.000 cose che disturbavano il suo sonno in vista dell’apertura del Wynn Palace, anche se  alla fine il verdetto spetta al pubblico“.

Il Wynn Palace è indiscutibilmente il più bell’hotel del mondo e non si trova a Londra, Parigi, New York o Roma. È a Cotai, a Macao, e si trova qui perché tutto il mondo venga a vederlo. È il nostro dono alla comunità, al pubblico. Sarà qui per sempre e risulterà forse impossibile ammirare un altro luogo della stessa portata e livello artistico nelle nostre vite“, prosegue Wynn.

Con la costruzione del casinò più costoso esistente a Macao, Wynn è convinto di risollevare le sorti economiche dell’unica parte della Cina in cui il gioco d’azzardo è legale. Gli investitori si sono lasciati trasportare dal suo entusiasmo e, negli ultimi sei mesi, le azioni del Wynn Macao hanno registrato un aumento di oltre il 50% , facendo sì che il resort superasse di gran lunga gli altri cinque gruppi di casinò presenti a Macao quotati a Hong Kong. Alcuni analisti ritengono che i 24.000 milioni di dollari spesi per nuovi casinò come il Wynn Palace, potranno contribuire a rallentare il declino delle entrate da gioco d’azzardo, poiché questi stabilimenti porteranno ad un aumento del numero di giocatori che andranno a sostituire gli high rollers, allontanatosi dalla scena del gioco in seguito alla campagna anti corruzione del presidente

Lo scorso anno, i ricavi lordi di gioco erano scesi del 34%, per un totale di 29.000 milioni di dollari. Il governo di Macao prevede che quest’anno scenderanno ancora di un altro 13%, raggiungendo la soglia dei 25.000 milioni. “Col tempo sapremo se funziona“, ha dichiarato in un’intervista al Financial Times. “Quando si dà vita ad un progetto ambizioso come il Wynn Palace, il futuro è un’incognita. Dobbiamo aspettare e vedere come andrà“.

Richard Huang, analista nel settore del gioco d’azzardo che lavora per Normura, una società di Hong Kong, ha dichiarato: “Anche se il Wynn ha la stessa reputazione di alcuni dei migliori resort di Las Vegas, tra cui il Bellagio, il Mirage e il Wynn, le aspettative degli investitori per quanto riguarda il nuovo complesso sono troppo alte”. Huang ha spiegato che l’azienda ha previsto un rendimento compreso tra 15% e il 20% , tre-quattro volte superiore a quello di Studio City e Galaxy Phase II, i due casinò più nuovi.

Il problema è che, sebbene il numero di visitatori provenienti dalla Cina continentale ha iniziato a crescere di nuovo, questi spendono meno degli high rollers che erano soliti frequentare Macao. “Non dobbiamo essere troppo ottimisti in merito al progetto“, afferma Huang, sottolineando che i rendimenti sono stati un fallimento dalla prima ondata di casinò nei primi anni del 2000, i cui costi di investimento sono stati recuperati in un anno.

Wynn ammette che l’enorme crescita del settore dei casinò di Macao negli ultimi dieci anni “non è stata normale“, ma ha puntualizzato che la redditività dei tavoli da gioco continuava ad essere tra le “migliori del mondo” grazie alla disponibilità della Cina a scommettere. Il miliardario si è detto fiducioso: “la redditività raggiungerà livelli ragionevoli, ma tutto dipenderà in gran parte dal  percorso dell’economia cinese”.

La regolamentazione del gioco in Brasile vicina ad una svolta

La scorsa settimana è stata presentata alla Camera dei Deputati del Brasile una nuova proposta di legge volta a regolamentare il gioco d’azzardo nel paese. Tra i temi discussi dalla Commissione Speciale che studia le diverse alternative volte a modificare le norme vigenti, rientra la concessione delle licenze dei giochi online a livello federale, statale e comunale, la legalizzazione del popolare Jogo do Bicho e la creazione di posti di lavoro che potrebbe derivare dalla regolamentazione del settore. La nuova iniziativa si aggiunge a diverse altre sottoposte all’attenzione dei parlamentari, che, tuttavia, non riescono a trovare un accordo sul funzionamento dell’industria nel paese.

I progetti in fase di discussione al Parlamento brasiliano, sono volti a mettere nero su bianco questioni radicate in gran parte della popolazione, come il Jogo do Bicho. Secondo il deputato del Partito Progressista, Guilherme Mussi, “bisogna legalizzare questa attività per creare posti di lavoro, spingere per la stipulazione di contratti formali e incrementare le entrate dei comuni e degli Stati dell’Unione”. Mussi prosegue affermando che il Brasile deve investire su questa modalità di gioco, anche se con le dovute restrizioni, stabilendo requisiti e criteri per monitorare l’ingresso delle società di gioco internazionali, che si spera possano investire in Brasile.

Esistono attualmente tre disegni di legge sottoposti a votazione da parte della Camera dei Deputati, che dovrebbe avvenire entro questo mese. Uno dei temi discussi dalla Commissione Speciale, e sul quale non si riesce a giungere ad un accordo, è l’autorizzazione ad installare casinò solo negli alberghi i quali devono avere un numero minimo di camere. Un altro dei temi sul quale i deputati brasiliani non riescono a mettersi d’accordo, è la regolamentazione totale delle macchinette da gioco e la definizione delle aree in cui sarà consentita l’installazione dei casinò. Molti legislatori sono favorevoli all’installazione delle sale da gioco solo in quelle città che presentano un grande potenziale turistico.

Anche se un considerevole numero di deputati ha espresso parere favorevole, seppur con alcune riserve, esiste ancora una minoranza che si oppone fermamente alla legalizzazione del gioco d’azzardo in Brasile. Il socialdemocratico Luiz Carlos Hauly, si è dichiarato fermamente contrario al progetto ed alla legalizzazione. Hauly ha spiegato che “negli Stati Uniti, in Canada e nei  paesi europei, i governi esprimono preoccupazione per la dipendenza da gioco d’azzardo, poiché il gioco d’azzardo compulsivo è così dannoso per gli esseri umani come lo sono la droga e l’alcool“.

Un altro gruppo di parlamentari, guidato da Renata Abreu del Partito Nazionale dei Lavoratori (PTN), ritiene che il progetto deve essere rivisto e migliorato, perché, come dichiara la deputata, si sta considerando solo come un’alternativa volta ad aumentare le entrate fiscali. Abreu ritiene che coloro che si oppongono alla legalizzazione “fanno parte della massa di ipocriti che governano attualmente il Brasile“. Sostiene che legalizzare e regolamentare il settore è il modo migliore per affrontare qualsiasi problema legato all’insorgenza dei problemi di dipendenza.

Il presidente del Comitato Speciale, il deputato del Partito Democratico Elmar Nascimento, ritiene che sarà possibile votare a favore della proposta nelle prossime settimane. Secondo Nascimento, i progetti di legalizzazione del gioco d’azzardo in Brasile sono rimasti in letargo per troppo tempo, senza preoccuparsi di aggiornarli e farli evolvere.

Siamo in Commissione da dieci mesi, abbiamo svolto più di 22 incontri e audizioni pubbliche con le diverse autorità. Il nostro intento è quello di costruire il consenso. Penso che  il 99% dei membri del Comitato è d’accordo con il progetto, ad eccezione di coloro che sono decisamente contro il gioco d’azzardo“, ha spiegato il democratico.

La Commissione speciale che sta lavorando allo studio di un nuovo quadro normativo per il gioco in Brasile, ha analizzato 17 progetti di legge, quattro dei quali tornati  in parlamento per 25 anni. Allo stesso tempo, il Senato sta esaminando un’altra proposta sullo stesso argomento. I rappresentanti brasiliani, della camera bassa e del Senato, avranno l’ultima parola sul testo della nuova legge che regola il gioco, che dovrà essere consegnato al Presidente della Repubblica affinché entri in vigore.

 

Imprese di gioco in Italia: crescita del 2,6%. Calo record per la Lombardia

Le imprese di gioco presenti sul territorio italiano sono 9.384, in crescita del +2,6% rispetto all’anno passato. Fa eccezione la Lombardia in cui si è registrato un calo del 4,2%, grazie alla lotta che la Regione sta attuando contro la filiera dell’azzardo. I dati sono la risultante di una ricerca portata avanti dalla Camera di Commercio di Milano.

A registrare la crescita più significativa sono le attività legate a lotterie e scommesse, 22,1%, e la gestione di apparecchi con vincite in denaro, +18,7%.  Napoli risulta essere la prima città per numero complessivo di attività 1.163, corrispondente ad un +2,6%. Al secondo posto Roma, 734 (+5,8%) seguita da Milano, 412 (-5,9%). Nella top 10 delle province in crescita, salgono vertiginosamente le quotazioni di Palermo, (+26,8%), Salerno (+23,6%) e Catania (+18,2%).

La Lombardia è la regione che ha registrato il maggior calo delle aziende specializzate (-4,2%), tra sedi ed unità locali: queste sono passate da 1.170 a 1.121, registrando un -25% dal 2014. In controtendenza rispetto al dato generale dell’Italia che torna invece a crescere: +2,6%. A registrare, invece, un segno positivo (+11,5%) sono le attività di gestione di apparecchi con vincite in denaro, sia a moneta che a gettone, rappresentanti il 43% del settore. Il loro numero è salito da 433 a 483. Crescono al contempo le attività legate a lotterie e scommesse, (+13% in un anno, +19,6% in due), il cui numero è passato da 399 a 451.

La Lombardia rappresenta un ottavo circa del mercato italiano (11,9%), ma un sesto se si considera solo la categoria di gestione di apparecchi. Milano, con 412 attività (-5,9%), si attesta al primo posto, seguita da Brescia (che occupa la decima posizione a livello nazionale), con 146 (-4,6%) e Bergamo con 120 (-2,4%).

Secondo il vicedirettore dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, Alessandro Aronica, la crescita del mercato del gioco italiano, non è riconducibile solo ad un ampliamento dell’offerta ma anche agli interventi legislativi e amministrativi che hanno portato ad una riduzione del gioco illegale. Durante il suo intervento nell’ambito del convegno “Regolamentazione e offerta illegale: per una lotta ad armi pari” organizzato da Arjel, società che regola il gioco online in Francia, ha dichiarato quanto segue:

Tra il 2003 e il 2012 in Italia abbiamo assistito a una crescita molto significativa del mercato legale. Noi crediamo che questa crescita non sia un semplice ampliamento dell’offerta di gioco, ma in gran parte una legalizzazione molto importante dell’offerta illegale attraverso interventi legislativi e amministrativi”.

Ed ha continuato: “Non è ancora pienamente dimostrato che da questi interventi sia derivata un’automatica riduzione dell’offerta illegale e non abbiamo dati puntuali sul numero di giocatori legali e illegali, così come sulle conseguenze del gioco illegale sullo sviluppo del gioco problematico, tuttavia è innegabile che la nostra azione come Monopoli, dal punto di vista della legislazione, ha certamente avuto un forte impatto” nel ridimensionamento dell’offerta illegale.

 

I 20 paesi dove si perde di più nel gioco d’azzardo

Giocatori che scommettono nei casinò, lotterie, bingo, scommesse sportive, e in tutte le altre tipologie di giochi, esistono in tutto il mondo, sia legalmente, nei territori in cui il gioco è consentito, sia clandestinamente in quelli in cui la legge lo vieta. Sebbene molti ricchi giocatori d’azzardo possono permettersi di perdere considerevoli somme di denaro, i più, cioè coloro che non riescono ad azzeccarne una, rientrano nel gruppo degli appassionati che aspirano a vincere un premio milionario per cambiare la loro vita.

Esistono statistiche che mostrano quali sono i paesi in cui giocatori perdono più soldi.

Secondo le informazioni raccolte da Gambling Capital e il sito di slot machine online Giochi di Slots, in testa alla classifica dei paesi dove i giocatori perdono più soldi nel gioco, c’è l’Australia.

Nel paese il gioco favorito dagli scommettitori sono le macchinette elettroniche chiamate pokies, disseminate su tutto il territorio e presenti in diversi locali. La perdita media annua per persona è di 1,171 dollari

Il secondo posto se lo aggiudica Singapore. Nel paese asiatico i gioco d’azzardo più in voga sono i casinò e le lotterie. In questo caso la perdita media annuale per persona è di 1,041 dollari.

Il podio è completato dagli Stati Uniti. La famigerata Las Vegas, nel Nord del paese,  immersa in pieno deserto, è  storicamente considerata come la capitale mondiale del gioco d’azzardo: la perdita annuale rilevata ammonta 616 dollari  a persona.

Il quarto posto spetta all’Irlanda, in cui le scommesse in rete, dispositivi e televisione sono le opzioni su cui investono i giocatori irlandesi. La perdita annuale media per persona è di 603 dollari.

La Finlandia occupa il quinto posto della classifica. Qui i cittadini optano maggiormente per il gioco online, le lotterie e le slot machine. I finlandesi perdono annualmente 585 dollari a persona.

Le macchinette che non si trovano all’interno dei casinò rappresentano la prima opzione per il popolo della Nuova Zelanda, anche se le scappatelle al casinò sono molto vicine nell’occupare un primo posto. La perdita annuale media per persona in questo paese che occupa la sesta posizione è di  555 dollari.

Al settimo posto troviamo l’Italia. La maggioranza del popolo italiano sfida la dea bendata alle slot machine e alla lotteria. La perdita annuale media per persona ammonta a 490 dollari.

Il Regno Unito occupa l’ottavo posto nella classifica. In Gran Bretagna, i sudditi della regina spendono più nelle macchinette, lotterie  scommesse sportive online più che in servizi di telefonia, computer e telefoni. La perdita media annuale per persona è di 462 dollari.

La Norvegia occupa il nono posto. Nel freddo paese scandinavo gli abitanti prediligono la lotteria. La perdita media annuale per persona ammonta a 450 dollari.

La maggior parte dell’industria del gioco d’azzardo in Canada, che si colloca al decimo posto nella lista dei paesi dove si perdono più soldi, si concentra sui casinò e le slot machine. La perdita annuale media per persona è di 449 dollari.

L’undicesimo posto spetta ad un altro paese del Nord Europa, la Svezia. Qui la maggior parte dei cittadini perde il proprio denaro giocando alla Lotteria, in scommesse attraverso Internet, telefono e programmi televisivi. La perdita annuale media per persona è di 397 dollari.

Segue un altro paese scandinavo, la Danimarca. Le scommesse online sono le favorite degli abitanti di questo paese, dove la perdita annuale media per persona ammonta a 337 dollari.

La Svizzera occupa il tredicesimo posto della classifica. Casinò e lotteria i favoriti del popolo elvetico. Nel paese della cioccolata la perdita annuale media per persona è di 340 dollari.

Al quattordicesimo posto troviamo l’isola di Malta. Nel piccolo territorio del mediterraneo i responsabili delle perdite nel gioco sono i casinò. La perdita annuale media per persona è di 337 dollari.

L’Islanda occupa il quindicesimo posto della classifica. Nonostante il gioco d’azzardo sia vietato in tutto il paese, esistono siti non regolamentati attraverso cui la gente tenta la fortuna alla lotteria. La perdita annuale media per persona è di 333 dollari.

Il piccolo stato del Lussemburgo si trova al sedicesimo posto. Nonostante le rigide norme che regolamentano il gioco d’azzardo, esistono in questo territorio siti esclusivi per gli adulti, ma il gioco in cui si perde più denaro è la lotteria. La perdita media annua per persona è di 331 dollari.

La Slovenia si posiziona al diciassettesimo posto. Qui la perdita media annuale per persona è di 314 dollari. Casinò e sale da gioco sono i luoghi preferiti dagli sloveni che amano in particolare il bingo.

Gli spagnoli, al diciottesimo posto, “investono” in casinò e slot machine. In questo paese la perdita media annuale per persona arriva a 301 dollari.

Segue nella lista Cipro. Casinò, corse di cavalli e stabilimenti sportivi le attività di gioco più in voga. La perdita media annuale per persona nel gioco è di 300 dollari.

In fondo alla classifica troviamo il Giappone. Anche se nel paese non ci sono casinò legali, sono molto apprezzate le scommesse su corse di cavalli e la lotteria. Qui la perdita media annuale per persona raggiunge 299 dollari.

“Stop alle telefonate, anzi stop alla pubblicità”. Pubblicità gioco d’azzardo vietata parzialmente in tv

Duecentoquaranta giorni dopo l’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2016, approda anche il discusso decreto attuativo che prevede il blocco parziale alla pubblicità del gioco d’azzardo legale sulle tv generaliste e dedicate ai minori.

Il decreto legislativo, firmato dai ministri dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, è stato pubblicato la settimana scorsa sulla Gazzetta Ufficiale.

Il provvedimento delibera che gli spot di operatori legali AAMS non potranno andare in onda durante la fascia oraria diurna che va dalle 7 alle 22 sui canali generalisti della Rai (Raiuno, Raidue e Raitre), su quelli del Gruppo Mediaset (Canale 5, Italia 1 e Retequattro), su La7, Tv8 (la ex Mtv), la Nove (la ex Deejay Tv, di proprietà del gruppo Discovery Italia), oltre che sui canali tematici indirizzati in esclusivamente o prevalentemente ad un pubblico di minori (alcuni canali per bambini sono di proprietà del Gruppo De Agostini, a sua volta proprietario di IGT/Lottomatica).

L’articolo 1 del decreto sancisce infatti che “si intendono per: a) “trasmissioni televisive generaliste”: i canali televisivi digitali terrestri generalisti di cui all’art. 32, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 luglio 2005, n. 177, e s.m.i., ed al relativo piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre di competenza dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, già legittimamente irradiati in ambito nazionale in tecnica analogica e in simulcast analogico e digitale terrestre, che trasmettono in chiaro prevalentemente programmi di tipo generalista con obbligo di informazione”.

Il governo Renzi non è riuscito però ad imporre il blocco totale della pubblicità, come richiesto da molte correnti del Parlamento e da quasi tutte le associazioni che da anni lottano contro il gioco d’azzardo. La pubblicità continuerà, difatti, ad andare in onda senza limiti sui media “specializzati”, sui canali tematici, sulle piattaforme a pagamento, sulle emittenti locali e sui canali radiofonici (quindi, tra gli altri, Mediaset Premium e Sky). L’articolo 2 del decreto legifera infatti che “per ‘media specializzati’ si intendono: 1) i canali televisivi digitali terrestri appartenenti alle tipologie di programmazione tematica di cui all’art. 32, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 luglio 2005, n. 177, e s.m.i., come definiti dal piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre di competenza dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni; 2) i canali televisivi diffusi su reti di comunicazione elettronica diverse da quelle digitali terrestri; 3) i canali televisivi a pagamento diffusi su qualsiasi rete di comunicazione elettronica (inclusi servizi on demand e pay per view); 4) i canali diffusi dalle emittenti televisive locali; 5) i canali radiofonici nazionali e locali”.

Per quanto riguarda le potenziali sanzioni legislative, il testo Giochi approvato all’interno della legge di Stabilità 2016 prevede una forbice dai 100mila a 500mila euro in funzione della gravità del reato e saranno inflitte dall’Agcom “al soggetto che commissiona la pubblicità, al soggetto che la effettua e al proprietario del mezzo con il quale essa è diffusa”.

 

Donald Trump e i business-man alla conquista degli Stati Uniti

Dalla Silicon Valley, passando per Las Vegas, fino alla Formula 1 e alle stanze del potere economico a stelle e strisce, la candidatura di Donald Trump alla ‘Casa Bianca’ diventa giorno dopo giorno più forte.

Sarò il presidente della legge e dell’ordine“. Così giovedì scorso, il magnate dalla folta capigliatura bionda accettava la nomination repubblicana  per la nomina presidenziale.

Ha ottenuto 1.725 delegati, molti di più rispetto ai 1238 che già gli garantivano la nomina. Senza dubbio, questo grande uomo d’affari, ha rotto gli schemi, ha lasciato più di uno a bocca aperta,  e ha ottenuto ciò che molti pensavano impossibile: il faccia a faccia con Hillary Clinton, la  candidata democratica nella corsa per la Casa Bianca.

E Donald Trump non è solo. Ai migliaia di fan e seguaci che lo hanno acclamato e applaudito con calore in questi giorni a Cleveland, si sono unite alcune personalità del mondo della politica e degli affari.

Peter Thiel: gay e repubblicano

In riferimento a questi ultimi, un nome che è risuonato spesso in questi giorni è quello di Peter Thiel. Membro del consiglio di amministrazione di Facebook, è stato uno dei primi investitori nel social network di Mark Zuckerberg e co-fondatore di PayPal. La sua fortuna, secondo Forbes, ammonta a 2.700 milioni di dollari.

Si tratta di un volto noto nella Silicon Valley e anche fuori dalla sfera tecnologica. “Sono orgoglioso di essere gay, repubblicano e di essere americano”, ha dichiarato apertamente alla convention pochi giorni fa. Sì, lui è omosessuale e supporta Trump. In realtà, si è convertito nello special guest durante una convention repubblicana che riconosce apertamente che lui è gay.

Donald Trump ha così fatto riferimento a questo gruppo nel suo discorso e ha promesso di “proteggere i cittadini LGBT“, affermazione che ha scatenato un’ondata di commenti (alcuni non molto positivi) sui social network come Twitter. Ma Thiel è solo uno dei tanti businessman che appoggia Trump.

Sheldon Adelson: il re dei casinò

Se c’è qualcosa che muove denaro in grandi quantità sono le roulette, le slot machine e i tavoli da poker. E se non ci credete, chiedetelo a Sheldon Adelson. L’imprenditore che stava dietro il progetto Eurovegas non è solo repubblicano, ma è intervenuto in alcune campagne senza paura. E Trump non è da meno.

Anche se Adelson puntava in un primo momento su Ted Cruz, dopo le sue dimissioni, il re dei casinò ha deciso di scommettere tutte le sue chips a favore di Trump, forte di un patrimonio di 315 miliardi di dollari come testimonia la top 25 dei miliardari del gambling. Il The Guardian parla di una spinta di 100 milioni di dollari per posizionare l’imprenditore più vicino all’Ufficio Ovale.

I soldi ad Adelson non mancano di sicuro, è può contribuire a questo importo senza problemi. Inoltre, Adelson non è un uomo che si nasconde e ha deciso di sostenere apertamente Trump il maggio scorso in un articolo pubblicato sul Washington Post in cui ha animato gli altri repubblicani a fare lo stesso.

Steve Forbes, della rivista dei milionari

La rivista in cui appaiono ogni anno i “Paperon de Paperoni” del mondo, ha un editore, Steve Forbes. L’uomo d’affari ha recentemente dichiarato in un’intervista alla CNN che voterà per Donald Trump. “Ho sempre detto che avrei sostenuto il candidato repubblicano e lui sta per diventarlo“.

Bernie Ecclestone

E dal mondo dell’editoria, passiamo ad un uomo molto mediatico e ad una delle figure più importanti della Formula 1: Bernie Ecclestone. Anche se è inglese, il noto uomo d’affari  non ha voluto perdere l’occasione di commentare le imminenti elezioni americane. “Trump sarebbe un grande presidente“, ha dichiarato.

Carl Icahn, una fortuna che vale miliardi

Dal mondo delle corse, passiamo ora ad uno degli investitori che compare nel ranking di Forbes grazie ad un reddito di circa 16.800 milioni di dollari

Carl Icahn è stato un acceso sostenitore di Trump, e poco caso ha fatto alle critiche che molti hanno pronunciato sul ex candidato, prima della nomination. Nonostante alcuni commenti controversi su Trump, Icahn non ha mai cambiato idea. “È ridicolo chiamare Trump razzista. C’è bisogno di uno come lui a Washington“, ha affermato il presidente della Icahn Enterprises alla CNBC lo scorso giugno.

Rupert Murdoch e la Fox

E se i sostegni monetari sono importanti durante la campagna elettorale, i media non sono da meno. Fox News è stato uno dei network americani (conservatori) che ha subito una trasformazione mentre si svolgevano le primarie e Trump  raccoglieva consensi.

Anche se in un primo momento si è dimostrato più critico nei confronti del magnate, ha poi gradualmente ammorbidito la sua posizione. Il motivo? Forse questo cambiamento ha a che fare con il fatto che il principale azionista della catena, Rupert Murdoch, alla fine, ha ceduto al fascino di Donald Trump offrendo il suo supporto al magnate, come molti altri imprenditori. Un articolo del New York Post, di proprietà di Murdoch, ha messo fine ad ogni conflitto sul passato tra i due imprenditori.

Brian France, vicino alla famiglia Trump

Il presidente della National Association per la Stock Car Auto Racing (NASCAR) non ha avuto remore nell’esprimere apertamente il suo supporto Trump. Ed è che Brian France conosce il magnate da molto tempo. Pertanto, per lui, “Trump sta cambiando il modo di fare politica negli Stati Uniti. La sua leadership e il suo carisma sono necessari. Nessun altro può vincere“.

Bernard Marcus, di The Home Depot

Bernard Marcus è il co-fondatore di The Home Depot, una nota catena di bricolage negli Stati Uniti, e possessore secondo Forbes di un patrimonio che si aggira sui 4.000 milioni di dollari. Come altri, Marcus ha palesato la sua posizione politica attraverso un articolo pubblicato su RealClearPolitics. Nella sua breve dichiarazione, Marcus ha spiegato le ragioni per cui  ha sostenuto Trump e non ha esitato ad attaccare sia Hillary Clinton che Barack Obama. “Credo che Trump si attiverà  dal primo giorno per riparare i danni che ha fatto Obama“, si legge nel breve posto.

Dana White, della UFC

Dana White, presidente della Ultimate Fighting Championship (UFC), una delle più importanti leghe sportive legate alle MMA ha mostrato da subito il pieno appoggio alla candidatura di Trump, sostenendo che  “ Donald è stato il primo che ci ha sostenuto nelle nostre lotte”.

Andy Beal e Tom Barrack

Dal momento che gli attestati di supporto durante le campagne elettorali sono comuni negli Stati Uniti, persino il team di Donald Trump non ha esitato a  pubblicare sul proprio sito alcuni di questi “sostenitori”.
È il caso di Andy Beal e Tom Barrack. Il primo è il fondatore di Beal Bank e il secondo è il presidente della Colony Capital, entrambi credono che Donald Trump sarebbe un buon presidente.

Altri sostenitori

Non possiamo dimenticare i comuni cittadini. Alcuni hanno preferito condividere le proprie opinioni apertamente sui social network, soprattutto dopo la nomina ufficiale di Trump. Altri si sono dimostrati più cauti e riservati.

Questo è il caso degli amici militari di uno dei lavoratori del negozio Smitty’s Dot Golf (che preferisce restare anonimo) vicino alla sede del Partito Repubblicano di Portland (Oregon) , che, come egli stesso confessa,  supportano Trump, ma non vogliono dirlo pubblicamente. Lo fanno, dice, perché “vogliono che si recuperino molti posti di lavoro” e credono che il magnate potrebbe realizzare questo proposito.

Ci sono anche canadesi che, pur non votando alle prossime elezioni dell’8 novembre negli Stati Uniti, ritengono che “ciò che accade negli Stati Uniti, in certa misura colpisce anche il Canada” e pensano che  “Trump sia intelligente, oltre ad essere una persona di talento ed esperienza“.

Non può avere la soluzione a tutti i problemi in questo momento, ma Trump si informerà su questi, e saprà valutare e prendere in merito le migliori decisioni”, ha detto a Digital Economy, Mendy Marcus, un giovane di 23 anni che si è definito come un imprenditore, un altro che mostra il suo sostegno a  Trump.