“Stop alle telefonate, anzi stop alla pubblicità”. Pubblicità gioco d’azzardo vietata parzialmente in tv

Duecentoquaranta giorni dopo l’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2016, approda anche il discusso decreto attuativo che prevede il blocco parziale alla pubblicità del gioco d’azzardo legale sulle tv generaliste e dedicate ai minori.

Il decreto legislativo, firmato dai ministri dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, è stato pubblicato la settimana scorsa sulla Gazzetta Ufficiale.

Il provvedimento delibera che gli spot di operatori legali AAMS non potranno andare in onda durante la fascia oraria diurna che va dalle 7 alle 22 sui canali generalisti della Rai (Raiuno, Raidue e Raitre), su quelli del Gruppo Mediaset (Canale 5, Italia 1 e Retequattro), su La7, Tv8 (la ex Mtv), la Nove (la ex Deejay Tv, di proprietà del gruppo Discovery Italia), oltre che sui canali tematici indirizzati in esclusivamente o prevalentemente ad un pubblico di minori (alcuni canali per bambini sono di proprietà del Gruppo De Agostini, a sua volta proprietario di IGT/Lottomatica).

L’articolo 1 del decreto sancisce infatti che “si intendono per: a) “trasmissioni televisive generaliste”: i canali televisivi digitali terrestri generalisti di cui all’art. 32, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 luglio 2005, n. 177, e s.m.i., ed al relativo piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre di competenza dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, già legittimamente irradiati in ambito nazionale in tecnica analogica e in simulcast analogico e digitale terrestre, che trasmettono in chiaro prevalentemente programmi di tipo generalista con obbligo di informazione”.

Il governo Renzi non è riuscito però ad imporre il blocco totale della pubblicità, come richiesto da molte correnti del Parlamento e da quasi tutte le associazioni che da anni lottano contro il gioco d’azzardo. La pubblicità continuerà, difatti, ad andare in onda senza limiti sui media “specializzati”, sui canali tematici, sulle piattaforme a pagamento, sulle emittenti locali e sui canali radiofonici (quindi, tra gli altri, Mediaset Premium e Sky). L’articolo 2 del decreto legifera infatti che “per ‘media specializzati’ si intendono: 1) i canali televisivi digitali terrestri appartenenti alle tipologie di programmazione tematica di cui all’art. 32, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 luglio 2005, n. 177, e s.m.i., come definiti dal piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre di competenza dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni; 2) i canali televisivi diffusi su reti di comunicazione elettronica diverse da quelle digitali terrestri; 3) i canali televisivi a pagamento diffusi su qualsiasi rete di comunicazione elettronica (inclusi servizi on demand e pay per view); 4) i canali diffusi dalle emittenti televisive locali; 5) i canali radiofonici nazionali e locali”.

Per quanto riguarda le potenziali sanzioni legislative, il testo Giochi approvato all’interno della legge di Stabilità 2016 prevede una forbice dai 100mila a 500mila euro in funzione della gravità del reato e saranno inflitte dall’Agcom “al soggetto che commissiona la pubblicità, al soggetto che la effettua e al proprietario del mezzo con il quale essa è diffusa”.

 

Donald Trump e i business-man alla conquista degli Stati Uniti

Dalla Silicon Valley, passando per Las Vegas, fino alla Formula 1 e alle stanze del potere economico a stelle e strisce, la candidatura di Donald Trump alla ‘Casa Bianca’ diventa giorno dopo giorno più forte.

Sarò il presidente della legge e dell’ordine“. Così giovedì scorso, il magnate dalla folta capigliatura bionda accettava la nomination repubblicana  per la nomina presidenziale.

Ha ottenuto 1.725 delegati, molti di più rispetto ai 1238 che già gli garantivano la nomina. Senza dubbio, questo grande uomo d’affari, ha rotto gli schemi, ha lasciato più di uno a bocca aperta,  e ha ottenuto ciò che molti pensavano impossibile: il faccia a faccia con Hillary Clinton, la  candidata democratica nella corsa per la Casa Bianca.

E Donald Trump non è solo. Ai migliaia di fan e seguaci che lo hanno acclamato e applaudito con calore in questi giorni a Cleveland, si sono unite alcune personalità del mondo della politica e degli affari.

Peter Thiel: gay e repubblicano

In riferimento a questi ultimi, un nome che è risuonato spesso in questi giorni è quello di Peter Thiel. Membro del consiglio di amministrazione di Facebook, è stato uno dei primi investitori nel social network di Mark Zuckerberg e co-fondatore di PayPal. La sua fortuna, secondo Forbes, ammonta a 2.700 milioni di dollari.

Si tratta di un volto noto nella Silicon Valley e anche fuori dalla sfera tecnologica. “Sono orgoglioso di essere gay, repubblicano e di essere americano”, ha dichiarato apertamente alla convention pochi giorni fa. Sì, lui è omosessuale e supporta Trump. In realtà, si è convertito nello special guest durante una convention repubblicana che riconosce apertamente che lui è gay.

Donald Trump ha così fatto riferimento a questo gruppo nel suo discorso e ha promesso di “proteggere i cittadini LGBT“, affermazione che ha scatenato un’ondata di commenti (alcuni non molto positivi) sui social network come Twitter. Ma Thiel è solo uno dei tanti businessman che appoggia Trump.

Sheldon Adelson: il re dei casinò

Se c’è qualcosa che muove denaro in grandi quantità sono le roulette, le slot machine e i tavoli da poker. E se non ci credete, chiedetelo a Sheldon Adelson. L’imprenditore che stava dietro il progetto Eurovegas non è solo repubblicano, ma è intervenuto in alcune campagne senza paura. E Trump non è da meno.

Anche se Adelson puntava in un primo momento su Ted Cruz, dopo le sue dimissioni, il re dei casinò ha deciso di scommettere tutte le sue chips a favore di Trump, forte di un patrimonio di 315 miliardi di dollari come testimonia la top 25 dei miliardari del gambling. Il The Guardian parla di una spinta di 100 milioni di dollari per posizionare l’imprenditore più vicino all’Ufficio Ovale.

I soldi ad Adelson non mancano di sicuro, è può contribuire a questo importo senza problemi. Inoltre, Adelson non è un uomo che si nasconde e ha deciso di sostenere apertamente Trump il maggio scorso in un articolo pubblicato sul Washington Post in cui ha animato gli altri repubblicani a fare lo stesso.

Steve Forbes, della rivista dei milionari

La rivista in cui appaiono ogni anno i “Paperon de Paperoni” del mondo, ha un editore, Steve Forbes. L’uomo d’affari ha recentemente dichiarato in un’intervista alla CNN che voterà per Donald Trump. “Ho sempre detto che avrei sostenuto il candidato repubblicano e lui sta per diventarlo“.

Bernie Ecclestone

E dal mondo dell’editoria, passiamo ad un uomo molto mediatico e ad una delle figure più importanti della Formula 1: Bernie Ecclestone. Anche se è inglese, il noto uomo d’affari  non ha voluto perdere l’occasione di commentare le imminenti elezioni americane. “Trump sarebbe un grande presidente“, ha dichiarato.

Carl Icahn, una fortuna che vale miliardi

Dal mondo delle corse, passiamo ora ad uno degli investitori che compare nel ranking di Forbes grazie ad un reddito di circa 16.800 milioni di dollari

Carl Icahn è stato un acceso sostenitore di Trump, e poco caso ha fatto alle critiche che molti hanno pronunciato sul ex candidato, prima della nomination. Nonostante alcuni commenti controversi su Trump, Icahn non ha mai cambiato idea. “È ridicolo chiamare Trump razzista. C’è bisogno di uno come lui a Washington“, ha affermato il presidente della Icahn Enterprises alla CNBC lo scorso giugno.

Rupert Murdoch e la Fox

E se i sostegni monetari sono importanti durante la campagna elettorale, i media non sono da meno. Fox News è stato uno dei network americani (conservatori) che ha subito una trasformazione mentre si svolgevano le primarie e Trump  raccoglieva consensi.

Anche se in un primo momento si è dimostrato più critico nei confronti del magnate, ha poi gradualmente ammorbidito la sua posizione. Il motivo? Forse questo cambiamento ha a che fare con il fatto che il principale azionista della catena, Rupert Murdoch, alla fine, ha ceduto al fascino di Donald Trump offrendo il suo supporto al magnate, come molti altri imprenditori. Un articolo del New York Post, di proprietà di Murdoch, ha messo fine ad ogni conflitto sul passato tra i due imprenditori.

Brian France, vicino alla famiglia Trump

Il presidente della National Association per la Stock Car Auto Racing (NASCAR) non ha avuto remore nell’esprimere apertamente il suo supporto Trump. Ed è che Brian France conosce il magnate da molto tempo. Pertanto, per lui, “Trump sta cambiando il modo di fare politica negli Stati Uniti. La sua leadership e il suo carisma sono necessari. Nessun altro può vincere“.

Bernard Marcus, di The Home Depot

Bernard Marcus è il co-fondatore di The Home Depot, una nota catena di bricolage negli Stati Uniti, e possessore secondo Forbes di un patrimonio che si aggira sui 4.000 milioni di dollari. Come altri, Marcus ha palesato la sua posizione politica attraverso un articolo pubblicato su RealClearPolitics. Nella sua breve dichiarazione, Marcus ha spiegato le ragioni per cui  ha sostenuto Trump e non ha esitato ad attaccare sia Hillary Clinton che Barack Obama. “Credo che Trump si attiverà  dal primo giorno per riparare i danni che ha fatto Obama“, si legge nel breve posto.

Dana White, della UFC

Dana White, presidente della Ultimate Fighting Championship (UFC), una delle più importanti leghe sportive legate alle MMA ha mostrato da subito il pieno appoggio alla candidatura di Trump, sostenendo che  “ Donald è stato il primo che ci ha sostenuto nelle nostre lotte”.

Andy Beal e Tom Barrack

Dal momento che gli attestati di supporto durante le campagne elettorali sono comuni negli Stati Uniti, persino il team di Donald Trump non ha esitato a  pubblicare sul proprio sito alcuni di questi “sostenitori”.
È il caso di Andy Beal e Tom Barrack. Il primo è il fondatore di Beal Bank e il secondo è il presidente della Colony Capital, entrambi credono che Donald Trump sarebbe un buon presidente.

Altri sostenitori

Non possiamo dimenticare i comuni cittadini. Alcuni hanno preferito condividere le proprie opinioni apertamente sui social network, soprattutto dopo la nomina ufficiale di Trump. Altri si sono dimostrati più cauti e riservati.

Questo è il caso degli amici militari di uno dei lavoratori del negozio Smitty’s Dot Golf (che preferisce restare anonimo) vicino alla sede del Partito Repubblicano di Portland (Oregon) , che, come egli stesso confessa,  supportano Trump, ma non vogliono dirlo pubblicamente. Lo fanno, dice, perché “vogliono che si recuperino molti posti di lavoro” e credono che il magnate potrebbe realizzare questo proposito.

Ci sono anche canadesi che, pur non votando alle prossime elezioni dell’8 novembre negli Stati Uniti, ritengono che “ciò che accade negli Stati Uniti, in certa misura colpisce anche il Canada” e pensano che  “Trump sia intelligente, oltre ad essere una persona di talento ed esperienza“.

Non può avere la soluzione a tutti i problemi in questo momento, ma Trump si informerà su questi, e saprà valutare e prendere in merito le migliori decisioni”, ha detto a Digital Economy, Mendy Marcus, un giovane di 23 anni che si è definito come un imprenditore, un altro che mostra il suo sostegno a  Trump.